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Fede, Mora e Minetti, il pm chiede 7 anni Berlusconi: patologico
 
 
01/06/2013
 
Nelle feste di Arcore si muovevano «donne assatanate di soldi» e «uomini che assaggiavano ragazze». Nelle notti a casa del Cavaliere, si consumavano «orge bacchiche», dove «le vergini erano dato in pasto al drago». Cita l'espressione di Veronica Lario, ex moglie di Berlusconi, il procuratore aggiunto Pietro Forno prima di chiedere le condanne per Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Sette anni per induzione e favoreggiamento della prostituzione, anche minorile; interdizione perpetua dai pubblici uffici, oltre che dalle scuole, e una multa da 35mila euro. Richieste che le difese considerano «sorprendenti», e che per Silvio Berlusconi, imputato nel processo principale, sono frutto «di argomentazioni lontane dalla realtà. La fantasia dell'accusa è senza confini. E si spinge – è l'affondo dell'ex premier – ad una patologia giuridica che non può che destare indignazione e preoccupazione». Contrattacchi, in attese di arringhe e sentenze in entrambi i dibattimenti, arrivati proprio allo stesso punto.
E uguale è la ricostruzione del "sistema Arcore", già tracciata dalla Procura nella requisitoria contro il Cavaliere e ripercorsa ora, con più dettagli, nel j'accuse di quest'altro dibattimento, contro coloro che per l'accusa erano gli organizzatori di «eventi con natura prostitutiva, apparecchiati» per il padrone di casa. La lunga deposizione di Karima El Marough, l'allora minorenne Ruby, non modifica il quadro dei pm su quanto avvenisse nelle notti di Arcore, dipinte come una bolgia di corpi e soldi. Di «orge bacchiche», con giovani donne che prima di «essere inserite nel circuito», erano selezionate da Fede e Mora, che si «comportavano come assaggiatori di vini pregiati», è il paragone del pm Antonio Sangermano, durissimo con i due «sodali e complici». «Compari» - se questo non fosse un termine "dispregiativo" - che conducevano l'«esamino di presentabilità» delle ragazze, per poi beneficiare dei «dei vantaggi dell'organizzazione». Cioè di soldi, di cui entrambi, ma soprattutto l'ex talent scout dei vip in crisi con la società, aveva bisogno. E «a volte la disperazione - commenta il pm - rende gli uomini capaci di tutto». Anche di introdurre nel bunga-bunga («che non è il parto della torbida mente degli inquirenti», chiosa il pm) una minorenne. Ruby fu portata dall'ex direttore del Tg4 ad Arcore e «non è credibile - marca Sangermano - che Fede taccia la minore età», lui che l'aveva «presentata all'allora premier e messa nelle mani di Mora». A quel punto, si «scatena un apparato militare per accudire il soldato Ryan, Ruby», che nelle intercettazioni «allude a rapporti sessuali con Berlusconi», ricorda il pm, al contrario invece di quanto racconta ora dentro e fuori dall'aula. La giovane marocchina «sapeva di aver fatto qualcosa per cui poteva chiedere denaro» (c'è il giallo della trattativa dei 4,5 milioni); ma denaro e ricompense varie ricevevano anche le altre ospiti, «remunerate con un complesso apparato» gestito, per l'accusa, da Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia che «non svolgeva però solo un'attività di intermediazione, ma partecipava attivamente alle serate di Arcore, compiendo atti sessuali retribuiti».
Se affida «alle urne e alla storia» i giudizi complessivi su Berlusconi, Sangermano ora chiede alla Corte di condannare invece chi «ha violato la dignità pure di una minorenne» per compiacere il Cavaliere.
«Io non sono così», replica Lele Mora, unico imputato in aula, che come gli altri preannuncia dichiarazioni spontanee. Poi dopo le arringhe, ci sarà solo la sentenza attesa per il 12 luglio. Dopo quindi quella per Berlusconi, fissata per il 24 giugno. Lunedì invece nel filone principale del processo Ruby prenderà la parola la difesa dell'ex premier.
 
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